Il Paese è stanco

Matteo Renzi riceve nella sede romana del Partito Democratico Berlusconi, il “nemico” storico del comunismo contro il quale per anni ha sempre combattuto considerandolo un grave pericolo per la democrazia. Falce e martello di staniliana memoria sono in gran parte archiviati ma non del tutto la ideologia che mantiene il fuoco sotto la cenere della lotta di classe.

Oggi quella sinistra, ammorbidita dalla strategia lungimirante di Renzi, che propone un accordo con il maggiore partito di opposizione e stringe la mano al suo leader Berlusconi. Editorialisti, politologi, presi alla sprovvista, tentano, senza rischiare di perdere credibilità, di riordinare le idee. Ed è così che Renzi un po’ divide il suo Pd fra la maggioranza che gli dice bravo e una minoranza che considera grave errore il dialogo con Berlusconi. Intanto – fra gli appassionati delle statistiche – c’è chi ricorda che il Cavaliere, nell’arco dei venti anni di politica ha raccolto – ovviamente sommando tutti gli impegni elettorali – novantadue milioni di preferenze. Dunque, dice Renzi, le riforme, quella elettorale in tempi brevi, deve tenere conto di tutte le realtà politiche in campo ma, soprattutto di chi ha la forza elettorale come il Cavaliere.

Che per Berlusconi non è detto che tutto sia facile. Ma carisma e sensibilità politica ed umana, non gli mancano. Se c’è un caso lui conosce il percorso per superare le divergenze. Toti, non è certo il pomo della discordia. Se anche ancora acerbo per il ruolo politico impegnativo, il Cavaliere lo farà maturare. Ieri in uno slancio di generosità Brunetta ha dichiarato ”cento, mille Toti”. Ma Berlusconi sa che ci sono – e non saranno ignorati – anche  “cento, mille fedelissimi” ai quali si devono sacrifici, fedeltà, professionalità: con questo hanno reso possibile il prestigio di Forza Italia. Insomma: i Bondi, le Santanchè, i Dell’Utri, le Carfagna non avranno da lui alcuna mortificazione. Anzi. Non esclusa la mano tesa ad Alfano perché torni a casa.

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