L’isola “nuda”

Col passare dei giorni sempre più mi convinco che non c’è tempo da perdere, se vogliamo passare dalle parole ai fatti. Che non sono le polemiche, gli insulti, le false promesse. Vi domanderete “abbiamo già questa forza per rappresentare nel Paese una voce nuova?”.  La risposta è semplice: “abbiamo questa forza confermata da centosessanta mila adesioni a questo blog”. Un Paese è ad un passo da entrare nelle sabbie mobili della politica. Berlusconi dovrà decidere come affrontare e superare questo suo momento difficile. L’ipotesi più attendibile è che lui decida di restare, comunque, leader di Forza Italia. Il Partito Democratico, invece, è alla ricerca di un leader che, sempre più, sembra non poter essere Matteo Renzi, impegnato in troppi “esibizionismi”. Lo incalza Cuperlo che aspira, anche lui, alla poltrona di segretario del Pd. Lo incalza – indirettamente – D’Alema.

Sul fronte della cronaca pettegola – vergognosamente pettegola – ancora spazio a Francesca Pascale, fidanzata ufficiale di Silvio Berlusconi. Cronaca pettegola perché si tenta di mortificare Francesca con assurde falsità. L’invidia, come era prevedibile, fa il suo nefasto compito. Dico di lei, come direi di chiunque altra – o altro – fosse assediato da quella gogna mediatica che scende ai più bassi profili. Non so cosa pensate dei gossip in generale. Non mi riferisco soltanto a Francesca Pascale.

Guarderemo alla situazione in generale, soprattutto ai veri problemi della gente: giovani disoccupati, pensionati, che non hanno come arrivare alla fine del mese, persone malate e sole, aumento delle tasse, aumento dei senza tetto. Vi confermo che nei prossimi giorni andrò da solo, a Lampedusa dove i vertici istituzionali sono stati fischiati. Invitati ad andarsene. L’isola ringrazia per chi propone il Premio Nobel alla solidarietà, ma vuole ben altro. Vuole essere protetta da queste migliaia – ed altre migliaia in arrivo – extracomunitari che non tutti sono in fuga dalla violenza dei regimi.

Oggi vi offro le vignette del nostro Alex Di Gregorio che cura con me questo appassionante colloquio con voi.

In una piazza nel cuore di Roma si sta lavorando per ripristinare le linee telefoniche interrotte per un incendio nei cunicoli che proteggono i cavi. Oggi ho incontrato due operai che erano usciti dopo cinque ore di lavoro in quel budello sotterraneo. Erano neri di fumo dei gas. Uno aveva trentacinque anni, padre di un bambino. Mi hanno stretto la mano. Mi hanno raccontato della loro fatica per un compenso di millecento euro al mese. Gli ho detto che mi vergognavo di salire in macchina e di poter scegliere di andare a mangiare in un ristorante. Il più giovane mi ha stretto la mano ringraziandomi per essermi interessato alla loro condizione. Vi dico sinceramente che mi vergognavo di salire in macchina. Quelle facce e quelle mani nere di fumo di gas non potrò dimenticarle.

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