Vado a Lampedusa

Cari amici, la confusione politica nel Paese cresce. Il governo tenta di decollare, ma non ce la fa. Il problema dell’aumento delle tasse aggredisce l’economia. Milioni di famiglie non sanno più “a che santo votarsi”. Non può andare avanti così. Ieri i dibattiti televisivi hanno aggiunto strepito agli strepiti. Insulti agli insulti. Un sovrapporsi di parole che hanno avuto risultato di non far capire nulla a nessuno. Ho deciso nei prossimi giorni – forse domani o sabato – di andare da solo a Lampedusa. Basta esibizioni sulla pelle di chi soffre. Vado da cittadino a cittadino. Vado da giornalista. Vado da siciliano fra i siciliani. Vado dai pescatori. Né paparazzi, né telecamere. Vado con la semplicità e l’affetto che è – e sarà – il modello al quale “Noi, insieme” ci siamo finora ispirati. E ci ispireremo in futuro.

Siamo centoventicinquemila. Un numero importante che non può restare soltanto una cifra. Dobbiamo dare vita ad un movimento per portare la voce della solidarietà ovunque sia necessario. Chiederò che una delegazione sia ricevuta in Parlamento. Chiederò anche al Capo dello Stato – che conosco e stimo da tanti anni – di riceverla. Servirà a risolvere qualche problema? Certamente no. Servirà, però, per l’inizio di un percorso che farà di “Noi, insieme” l’insieme di gente perbene che vuole – uscendo dalla politica urlata – una realtà di politica nuova. Ho scritto il primo capitolo del libro che proporrò, ogni settimana, sulle pagine del settimanale “la Discussione”. Il titolo – non del libro – ma del capitolo “la danza dei ruffiani”.

Sulla tragedia delle vittime di Lampedusa qualcuno ha scritto e detto “vergogna!”. Ma vergogna di chi? Dell’Europa che ci ha abbandonato? Della politica ipocrita che “tira la pietra e nasconde la mano”? Le parole del Papa sono meritevoli di riflessione, ma sono parole. La Chiesa nelle sue varie “ramificazioni” fa molto. Fa, come sempre, catena di solidarietà. Ma occorre qualcosa di diverso.

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Un pensiero su “Vado a Lampedusa

  1. Emilio, l’ho sempre seguita nella sua vita di giornalista, l’ho apprezzata come amico di Berlusconi (che ritengo un grande uomo e ho sempre paura che vada via dall’Italia), sono dispiaciuta per i morti di Lampedusa, ma noi italiani? Perchè per loro funerali di stato, noi chi siamo? Ho vissuto a Reggio Emilia sempre dall’altra parte, ho dovuto lottare per far capire che, anche se non ero comunista, valevo come loro, mi sono appassionata alle lotte politiche e a tutti gli avvenimenti degli anno ’70/’80 avevo tante speranze, ma ora??? Forse l’unica soluzione è andare in certi paesi, buttare via i documenti e salire su un barcone???
    Potrebbe essere una soluzione, ma mi sento troppo italiana, amo troppo la mia patria tutta, le persone che da nord a sud sono eccezionali (ne ho conosciute molte e molte ancora ne conoscerò) e NON VOGLIO BUTTARE VIA I MIEI DOCUMENTI E IMBARCARMI SU UN BARCONE faccia sentire la nostra voce, Emilio ci aiuti, grazie
    Delmina Carnevali
    p.s.= non ho mai creduto in certi processi di Milano neppure quando tutti inneggiavano a Di Pietro e ho pianto per la sentenza di Berlusconi (per la mia PATRIA so ancora piangere alla mia verde età di 61 anni)

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