Le vite spezzate

Per il Paese – cari amici – tutto come tristemente previsto: svolta storica, ma che non lascia spazio all’ottimismo. La politica mostra il suo volto – permettetemi di dirlo – che non ci piace. Trionfano egoismo, ingratitudine, ruffianeria. Ne parlo con voi da molti giorni. Sono stato, purtroppo, sostenuto dalla realtà. Realtà – che trova spazio tragicamente nella politica – e anche la fine di quei poveri disperati le cui vite sono state spezzate lungo quel percorso che doveva essere “la via della speranza”. Decine di morti annegati. Decine di dispersi. Nessun ombra di razzismo in questa riflessione. Ma i confini vanno protetti dall’interesse di quei disperati ed anche per la stabilità sociale ed economica del nostro Paese. In Italia accade quello che non accade negli altri Paesi. A furia di predicare legittimamente solidarietà verso coloro che sono fratelli, diventiamo complici inconsapevoli di un dramma senza fine. Bisogna fermarli nei loro Paesi. Certo coloro che fuggono dai regimi assassini, meritano rispetto. Ma non ci sono soltanto quelli che tentano di raggiungere le nostre coste. Qualcuno disse che l’italia rischia di diventare “il ventre molle dell’Europa”. Lo è diventata. Venga – e sia accettato – chi può inserirsi utilmente nella nostra società. Ci sono migliaia di extracomunitari che lavorano, che hanno creato una famiglia nel nostro Paese. Ma molti, moltissimi altri devono andarsene. Ho vissuto da inviato molti anni in Africa. Avevo come giornalista, la responsabilità di quarantaquattro paesi, dal Sudan al Sud Africa. Amo questo popolo che soffre per fame, malattie e violenze dei regimi. Però: bisogna difendere le nostre frontiere. Bisogna che certa politica la smetta per demagogia di invocare l’accoglienza a tutti i costi.  I morti di questi giorni in mare e sulle spiagge esigono il nostro rispetto. Ma anche impegno a evitare che queste tragedie possano ripetersi.

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