Resta il leader

Sono le dodici. Il sole scatta con il termometro oltre i trenta gradi. Chi può telefona a chi pensa che sappia qualcosa. Viaggiano solo ipotesi. Quelli che credono di essere imbottiti di scienza giudiziaria si avventano sulla possibile soluzione. Assolto, No, impossibile. Pena ridotta, possibile, Rinvio al processo d’appello, possibile, molto possibile. Le cronache offrono frammenti di verità umana: Berlusconi a Palazzo Grazioli con i fedelissimi. Come quelli altrettanto fedelissimi che avrebbero voluto essere con lui. Incalza l’ipotesi che Marina, la figlia che guida la Mondadori, possa essere chiamata al vertice della rinnovata Forza Italia. Qualcuno avanza l’ipotesi che si debba andare davanti al Palazzaccio assediato da giornalisti e telecamere da mezzo mondo, per testimoniare gioia in caso di risultato anche parzialmente positivo, o di delusione e rabbia se l’imputato sarà punito. Arrivano messaggi di gente comune “per affetto a B…”, arrivano parolacce all’indirizzo di Furio Colombo che in Tv ha usato paranoiche espressioni verso Berlusconi. “Ma se era il referente della Fiat in Usa”, si domanda angosciata una signora di Verona. Difficile coprire l’attesa di quel verdetto. Anche il vicino Parlamento lavora sì, ma con un occhio ai notiziari televisiva e orecchie alle radioline. Una sorta di ansia che prescinde dalle divisioni di partito. Qualche grillino espande sorrisi velenosi, e si prende un gesto poco cortese da parte di un collega del Pdl. In area Pd si sprizza serenità con l’alibi che comunque vada il governo non cadrà. Amore per la Patria o preoccupazione di crisi, elezioni anticipate e quasi certezza di perdere la poltrona?
Chissà. La città un po’ per le vacanze, soprattutto perché bollente per il termometro che impietosamente sale, e semivuota. Perfino qualche passante si avventura su un altro che neppure conosce per sapere “la sentenza c’è stata?” chiede. E l’altro “ma lasciami perdere, non so come dare da mangiare stasera a tre figli”.
Chi fuma si avvolge in una nuvola biancastra. Chi è nervoso perde il conto dei caffè e passa a quello dell’orzo. Palazzo Grazioli è a poche centinaia di metri da questa redazione. Rafforzata la protezione. Curiosi puntano gli occhi a quelle persiane semi aperte e qualcuno per stupire con un urletto dice “l’ho visto… l’ho visto benissimo… era preoccupato”.
Berlusconi con i suoi famigliari e alcuni fedelissimi. Se prova tristezza non si vede. Se l’amarezza lo spingerebbe ad esprimere giudizi verso certa magistratura, lo fa con lo sguardo, ma si morde le labbra.
Legge qualche documento. Gli fanno un elenco rapido di messaggi di solidarietà. Uno forse la foto quando in piazza migliaia di Forza Italia gli urlano “dai Silvio”. Di colpo il silenzio cala. Squillano insieme telefonini riservati. La Tv in diretta cattura le toghe rosse..la voce che dà lettura della sentenza…

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