In questo modo si alimenta l’odio

Africa addio, è il titolo di un famoso racconto.
“Africa amore”, il titolo di una mia inchiesta per la televisione.
Lotta al razzismo, altra inchiesta da me firmata quando ero inviato della Rai per l’intero continente africano. Ho incontrato Hailé Selassié, Nyerere leader della Tanzania, Siad Barre della Somalia, il leader di Mau-Mau che ha guidato il Kenia alla indipendenza. Sono stato espulso dal Sud Africa per inchieste in difesa di Nelson Mandela. Africa che soffre. Africa che lotta, Africa che cerca il riscatto dalla schiavitù, Africa che recitava le poesie di Lumumba poeta della libertà.

Per questo amore seguo con tristezza e in totale disaccordo la polemica sul caso del ministro Kyenge. Ora di finirla. Non può diventare occasione per riportare in prima pagina il problema del razzismo. Che in Italia non c’è. Piuttosto dobbiamo difenderci dalla violenza dei troppi extracomunitari che delinquono. Ma rendere merito a quella che alla nostra società sono utili.
Noi li salviamo (quando si giunge in tempo) mentre rischiano di annegare nei mari tempestosi sulla via della speranza. Calderoli ha detto una corbelleria e si è giustamente scusato. Ma cara signora ministro Kyenge, mettiamo la parola fine. Quando è troppo è troppo. Così – spiace dirlo- si è involontariamente ispiratori di violenza. Io e mia moglie Diana, siamo stati sbattuti nelle carceri di Kaunda in Zambia perché sul passaporto c’era anche il visto di Israele. Coraggio. Abbiamo dormito per terra fra i topi. Ma sempre “Africa amore mio”.

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